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Luca Zaia: “Blocco allo sci annunciato solo 4 ore prima, ora paghino i danni”

Arrabbiato, come molti altri Governatori, Luca Zaia ha espresso, in una recente intervista al Corriere della Sera, tutto il suo disappunto per il nuovo blocco allo sci ovvero per lo stop alla riapertura degli impianti. A finire nella bufera è stata la decisione presa e annunciata solo a poche ore dalla ripartenza. Gli impianti avrebbero dovuto riabbracciare i turisti dal 15 febbraio 2021.

Le Regioni che avrebbero riaperto oggi, Lombardia e Piemonte, hanno saputo del nuovo stop quattro ore, dico quattro ore, prima della riapertura possibile degli impianti. Dietro alla montagna invernale ci sono sì gli impianti di risalita, i grossi operatori. Ma c’è anche una nuvola densa di piccole attività, dalla ristorazione ai maestri di sci, che non è codificata ma è imponente. Ci sono gli stagionali. Il danno è colossale”. Queste le parole del Governatore del Veneto.

Gli investimenti per la ripartenza: ora servono indennizzi

Zaia ha sottolineato l’importanza di veri e propri indennizzi per i danni causati. Niente ristori, a suo parere non basterebbero per rimediare alle spese degli ultimi giorni fatte da vari imprenditori e da diversi lavoratori. Per poter riaprire in sicurezza, rispettando tutte le norme imposte per contrastare il Covid-19, gli operatori si sono impegnati nei giorni scorsi a battere le piste e a mettere le indicazioni necessarie. Oltre a ciò sono stati risistemati bar e ristoranti, ma anche i vari rifugi ridisponendo i tavoli all’interno, aggiungendo plexiglass, igienizzanti e quant’altro. Sempre per ripartire nei prossimi giorni sono in molti ad aver fatto scorta di provviste che, ora, dovranno necessariamente buttare. Cibi e soldi sprecati, in un momento di forte crisi. Tutto ciò riguarda solo gli imprenditori. Vanno calcolati anche i danni per gli stagionali. Diverse persone si erano già dirette in montagna per riprendere il loro lavoro.

Luca Zaia ha sottolineato: “A tutte queste persone dici di no il giorno prima? Dopo investimenti particolarmente gravosi, dopo una stagione come quella che è stata? Non ci sono parole per descrivere la rabbia, motivata, dei nostri operatori. Da una decina di giorni che assistiamo a un crescendo di dichiarazioni da parte di tecnici e scienziati sull’apertura o meno degli impianti”.

Il Governatore, amareggiato, ha concluso dicendo: “Un maggior anticipo ci poteva stare… Io avevo fatto l’ordinanza proprio per tener fuori il Carnevale, ma il punto è un altro: mi rifiuto di pensare che occorrano i dati del venerdì per decidere che bisogna tenere chiuso il lunedì. Lo dico proprio per il rispetto che porto agli scienziati”.

Veneto e turismo: l’importanza di Venezia e delle Dolomiti

In Veneto la montagna invernale non è una cosa su cui scherzare. Lo testimoniano i Mondiali di sci in corso e i giochi olimpici invernali per i quali siamo stati scelti. Le Dolomiti stanno al Veneto come Venezia. Il turismo è la prima industria del Veneto”.  La Regione, come sottolineato da Luca Zaia, vive di turismo grazie alle sue bellezze naturali e alla sua storia. Dalle Dolomiti a Venezia i turisti possono ammirare posti bellissimi, assaporare la storia, divertirsi e respirare aria pulita immergendosi nella natura.

Proprio grazie alla presenza di sciatori sulle piste innevate, turisti a Venezia, ma anche a Verona e nelle altre città, il Veneto può assicurarsi circa 70 milioni di turisti all’anno. Di questi solo 14 milioni visitano annualmente la città lagunare. Grazie al via vai la Regione riesce ad assicurarsi circa 18 miliardi di fatturato e a raggiungere un Pil di 160 miliari. Sono numeri questi che danno il senso di come l’economia si basi su tutto ciò. Di come, per il Veneto, sia di fondamentale importanza poter ripartire in sicurezza senza stop dell’ultimo minuto.

Senza la riapertura delle piste da sci, senza la possibilità di attirare turisti con il Carnevale, la crisi del settore turismo si fa sentire sempre più forte. La speranza dei giorni di far tornare la gente sulle piste da sci e far ripartire l’economia – anche se timidamente – è svanita come neve al sole.

Le previsioni di Zaia, in conclusione dell’intervista, non sono dunque state le più rosee. “Il Veneto oggi è in ginocchio. Nonostante il blocco dei licenziamenti, ha già perso 65 mila posti di lavoro, di cui 35 mila nel turismo. La salute viene prima di qualunque altra cosa, dubbi non ce ne sono. E mi rendo conto che per la politica le ultime settimane sono state difficili. Ma è pur vero che gli operatori avevano letto un Dpcm che consentiva di riaprire il 15 febbraio”.



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